Giuseppe Parlato, La Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale (Luni Editrice, 2017)

Venerdì 31 marzo 2017 è stato presentato il volume di Giuseppe Parlato, La Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale (Luni Editrice, 2017).

Riportiamo l’articolo scritto da Lorenzo Salimbeni, La ‘Destra dimezzata’ di Democrazia Nazionale
apparso su “Il Giornale d’Italia” del 23 aprile 2017.

Democrazia Nazionale fu un esperimento in anticipo sui tempi oppure un tradimento consumatosi nel 1976 e di lì a poco naufragato? Le ragioni di quella scissione dal Movimento Sociale Italiano risiedono nella dialettica interna o c’è stato un coinvolgimento esterno da parte della Democrazia Cristiana? A queste ed altre domande risponde il professor Giuseppe Parlato nel suo nuovo libro La Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale (Luni, Milano 2017) che è stato recentemente presentato presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice a Roma.

Tra gli intervenuti Gianni Scipione Rossi, giornalista e saggista nonché vicepresidente della Fondazione, che ha evidenziato come Parlato dimostri efficacemente che la Dc non aveva all’epoca alcun interesse a finanziare una scissione di missini “moderati” né e a foraggiare la nascita di un partito di centrodestra. L’unico intento della Balena bianca era infatti quello di riportare il Msi su percentuali contenute.

Marco Gervasoni, ordinario di Storia contemporanea all’Università del Molise, ha poi sottolineato che “nella prima parte del libro si parla di storia missina, onde mettere in evidenza gli antefatti della scissione”. Il professore ha quindi ricordato che negli anni Settanta il MSI fu vittima di una magistratura politicizzata, che insisteva nel metterlo fuorilegge anche se sarebbe stato controproducente. Fatto questo di cui si accorsero invece i comunisti, anche perché oltretutto avrebbe costituito un precedente pericoloso pure per l’estrema sinistra e si sarebbe creato un movimentismo extraparlamentare difficilmente controllabile.

Di notevole interesse, per comprendere la scissione demonazionale, l’ampio preambolo che l’autore del volume ha dedicato al percorso missino dal ’69 in poi, con particolare attenzione alla figura di Almirante. A proposito dei sostenitori della scissione, il professor Parlato ha ribadito che alla Dc faceva comodo un Msi “muscolare e nostalgico”. Ed ha aggiunto che il nostalgismo era l’unico vero collante del variegato mondo missino, su cui incombeva la spada di Damocle della ricostituzione del Pnf.

Ricollegandosi poi alla definizione del Msi come “partito di credenti”, Parlato ha ricordato l’editoriale di Almirante sul Secolo d’Italia del 24 dicembre 1976, in cui denunciò la scissione appellandosi ai credenti, di fronte ai quali ammise di non essersi accorto che una serpe covava in seno ai vertici del partito. La risposta della base fu di fedeltà assoluta e l’esperienza di Dn sarebbe stata clamorosamente bocciata alle urne portando alla rapida dissoluzione del partitino. D’altro canto 1975 e 1976 sono gli anni in cui prese corpo il compromesso storico, che spiazzò un Msi in precedenza decisivo nella fiducia ad alcuni governi e nell’elezione di Presidenti della Repubblica. Ancora una volta, però, un’apertura della Dc a sinistra corrispose ad una crisi nel Msi: “La risposta di Almirante in aula fu identitaria – spiega Parlato – in quanto votò contro il compromesso storico senza prestare il fianco al tatticismo, per cui un voto favorevole missino avrebbe garantito la maggioranza senza i comunisti, i quali avevano assicurato la ‘non sfiducia’ solo se fossero stata determinanti”.

Stimolato dagli interventi dell’appassionato pubblico, l’autore del corposo saggio (320 pagine) ha aggiunto che “la DC era tutt’altro che monolitica, ma la dialettica correntizia ha sempre scongiurato le scissioni: onnicomprensiva come il fascismo, la Balena bianca fu un partito a vocazione maggioritaria, con le caratteristiche politologiche del catch all party”.

Nell’ambiente missino, invece, già al congresso dell’EUR del 1973 c’erano state velleità scissioniste poiché De Marzio non sopportava l’arroccamento nostalgico ed il “rancore dei vinti”: anche Alcide De Gasperi nel 1952, dopo aver incontrato una delegazione missina, aveva compreso che in quel partito l’emotività contava più della ragione. Che poi ci fossero stati contatti dei servizi segreti statunitensi con esponenti missini, oggi è acclarato, ma all’epoca la base ne era all’oscuro e viveva nel mito di Mussolini. Se la scissione diennina coinvolse esponenti della Cisnal (in primis Roberti, che era stato a lungo capogruppo alla Camera), non fu indenne nemmeno “l’attempato vertice dei giovani” (Pietro Cerullo, che aveva da poco rifiutato la vicesegreteria nazionale del partito, Massimo Anderson ed i fratelli Ruggeri), che fece una scelta riformista a discapito del velleitarismo rivoluzionario dell’ambiente giovanile. Anche a causa di questa emorragia “Almirante avrebbe dovuto pescare il quinto in classifica – ha concluso Parlato – per trovare un giovane di sua fiducia al quale affidare il Fronte della Gioventù”.

Lorenzo Salimbeni

 

 

Recensioni

Giovanni Tassani, Quando gli ex fascisti tentarono di diventare democratici,

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Maria Ballarin, Il Trattato di pace 10 febbraio 1947 nei programmi e nei testi scolastici di storia (Leone Editore, 2017)

Giovedì 23 marzo 2017 è stato presentato il volume di Maria Ballarin, Il Trattato di pace 10 febbraio 1947 nei programmi e nei testi scolastici di storia, con prefazione di Giuseppe Parlato (Leone Editore, 2017).

Nel 1915 l’Italia entrò in guerra per annettersi il Trentino Alto Adige, una parte del Friuli e la Venezia Giulia. All’indomani del secondo conflitto quest’ultima regione venne quasi del tutto annessa alla Repubblica Federale di Jugoslavia in un modo così violento e traumatico da determinarne il pressoché totale spopolamento; i confini nazionali vennero sanciti solo nel 1975. Ma è soltanto dalla dissoluzione del confinante stato socialista nel 1995 che queste importanti vicende sono uscite dall’oblio a cui sono state colpevolmente condannate per mezzo secolo da una congiura del silenzio attuata da tutte le istituzioni del nostro Paese. Questo studio cerca di ricostruire le responsabilità del mondo culturale e scolastico italiano che hanno concorso a rimuovere dalla coscienza collettiva nazionale una tanto significativa pagina della sua storia.

Intervento a cura di: Maria Ballarin, Michele Pigliucci (Presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio) e Lorenzo Salimbeni (Segretario del Comitato scientifico del Comitato 10 Febbraio).

 

  

Silvio Berardi, Il socialismo mazziniano. Profilo storico-politico, (La Sapienza Università Editrice, 2016)

 

Mercoledì 25 gennaio 2017, nell’ambito degli incontri “Un libro, un autore, tra storia e attualità”, è stato presentato il volume di Silvio Berardi, Il socialismo mazziniano. Profilo storico-politico, (La Sapienza Università Editrice, 2016).

Nel 1908, per la prima volta, il pensiero e l’opera di Giuseppe Mazzini trovarono una compiuta interpretazione socialista. Il saggio del sindacalista rivoluzionario Alfredo Bottai mirava, infatti, a conferire una diversa prospettiva al magistero del patriota genovese. Egli si prefiggeva, con il suo scritto, di affermare l’esistenza di un socialismo italiano interclassista, fondato sull’associazionismo, che traeva le sue origini dai padri del Risorgimento democratico, sorto quando Karl Marx non aveva ancora posto le basi del suo socialismo scientifico. Il lavoro di Bottai incontrò molteplici consensi all’interno del Partito Repubblicano Italiano e numerosi suoi esponenti, ancor prima dell’inizio dell’età fascista, si prodigarono per l’attuazione dei punti programmatici in questo contenuti. Soltanto, però, all’indomani della seconda guerra mondiale, il socialismo mazziniano poté trovare una organica teorizzazione scientifica grazie all’opera di Giulio Andrea Belloni, segretario del Pri nel 1946 e fondatore della rivista «L’Idea Repubblicana». Belloni divenne il leader indiscusso della sinistra repubblicana, ovvero dei socialisti mazziniani, i quali si proponevano la realizzazione di un terzaforzismo che riteneva improrogabile l’attuazione di un’integrale riforma agraria e lo sviluppo dell’azionariato operaio. Un terzaforzismo capace di coinvolgere anche tutti quei socialisti, come Gaetano Salvemini, disponibili alla nascita di una concentrazione laica, riformista e progressista, alternativa sia al Pci che alla Dc.

Interventi a cura di: Giuseppe Parlato (Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice) e Gianmarco Pondrano Altavilla (Direttore del Centro di Studi Storici, Politici e Sociali Gaetano Salvemini di Napoli).

Silvio Berardi (1982) è Professore associato di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Niccolò Cusano di Roma. Tra i suoi volumi più recenti: Verso un nuovo Risorgimento. Il carteggio tra Arcangelo Ghisleri e Giulio Andrea Belloni (1923-1938).

 

  

Gianluca Barneschi, L’inglese che viaggiò con il re e Badoglio. Le missioni dell’agente speciale Dick Mallaby (Libreria Editrice Goriziana, 2013)

Sabato 14 gennaio 2017, nell’ambito degli incontri “Un Libro, un Autore, tra Storia e Attualità”, è stato presentato il volume di Gianluca Barneschi, L’inglese che viaggiò con il re e Badoglio. Le missioni dell’agente speciale Dick Mallaby (Libreria Editrice Goriziana, 2013).
Il volume ricostruisce i retroscena dell’8 settembre 1943, con particolari inediti affiorati attraverso la misconosciuta storia di Dick Mallaby. L’agente britannico appare misteriosamente a bordo della corvetta Baionetta che portò in gran segreto, da Roma a Brindisi, la famiglia reale e Pietro Badoglio nel settembre del 1943. Come è possibile che un inglese facesse parte di una comitiva così esclusiva? È da questa domanda che Barneschi sviluppa la sua ricerca storiografica, scoprendo, a poco a poco, che in realtà Mallaby, membro del segretissimo Special operations executive (S.O.E.), fu testimone e protagonista di due dei più rilevanti episodi della storia della Seconda guerra mondiale in Italia. L’agente del S.O.E. divenne, infatti, il trait d’union fra italiani e Alleati nelle trattative per l’armistizio del settembre del 1943 e, nel febbraio del 1945, riuscì a convincere il capo delle S.S. in Italia, Karl Wolff, a intraprendere i colloqui segreti per quella che sarebbe divenuta la famosa “resa degli ottocentomila”.

Introduzione a cura di: Giuseppe Parlato (Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice).

 

Marco Formato, Menotti Garibaldi. Un eroe di due mondi (Sorba, 2015).

Giovedì 10 novembre 2016, nell’ambito degli incontri “Un libro, un autore, tra storia e attualità”, è stato presentato il volume di Marco Formato, Menotti Garibaldi. Un eroe di due mondi (Sorba, 2015).
Menotti Garibaldi fu il primogenito di Giuseppe e Anita. Nato in Brasile nel 1840, partecipò dal 1859 al 1871 a tutte le campagne militari del padre, compresa la Spedizione dei Mille. Si distinse in particolare a Bezzecca, nel 1866, dove meritò una medaglia d’oro. Negli anni Settanta divenne deputato del collegio di Velletri, carica che ricoprì per un ventennio, battendosi sempre per il miglioramento delle condizioni dell’Agro Romano e dei suoi abitanti. Divenne imprenditore agricolo di una vasta area nella zona veliterna, trasformando il piccolo centro campestre di Carano in un borgo rurale attivo e importante, provvisto di telegrafo, scuola e stazione sanitaria. La sua incessante attività di bonificatore lo portò ad ammalarsi e a morire, nel 1903, sconfitto dalla malaria. Una figura tra le più romantiche del mondo garibaldino e certamente un “degno figlio di tanto padre”.

Interventi a cura di: Marco Formato, Costanza Ravizza Garibaldi e Guido Palamenghi Crispi.
Introduzione a cura di: Giuseppe Parlato (Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice).

Marco Formato è autore di saggi storici e collabora con la pagina culturale della Gazzetta di Parma.

Annalisa Terranova, L’ altro MSI. I leader mancanti per una destra differente (Giubilei Regnani, 2016)

Mercoledì 8 giugno 2016 è stato presentato il volume di Annalisa Terranova, L’ altro MSI. I leader mancanti per una destra differente (Giubilei Regnani, 2016).
Se un “altro” Msi è esistito, accanto e parallelamente alla storia di quello ufficiale, incarnato dal leader più famoso, Giorgio Almirante, esso va rintracciato nelle aspirazioni e nel progetto di uomini molto differenti tra loro – Romualdi, Massi, De Marzio, Rauti, Tarchi, Niccolai, Mennitti e l’ultimo Fini – che hanno immaginato, con la loro azione e con il loro pensiero, la possibilità di nuovi e diversi modi di interpretare la destra. Questo libro vuole essere, oltre che un ritratto inedito di queste figure, un approfondimento necessario per capire la complessità del mondo che fece capo al Msi e un modo per non disperdere una preziosa eredità. Prefazione di Antonio Carioti.

Presentazione a cura di: Gennaro Malgieri, giornalista, saggista, ex direttore del Secolo d’Italia.
Introduzione a cura di: Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice.

Annalisa Terranova è giornalista del Secolo d’Italia. Tra le sue pubblicazioni Vittoria. Una storia degli anni Settanta (2013).

Roberto Ricciuti, Luigi Einaudi contro i trivellatori di Stato (Ibl libri, 2015)

Martedì 31 maggio 2016, nell’ambito degli incontri “Un libro, un Autore, tra storia e attualità”, è stato presentato il libro di Roberto Ricciuti, Luigi Einaudi contro i trivellatori di Stato (Ibl libri, 2015).
Luigi Einaudi chiamò “trivellatori di Stato” gli industriali che ottenevano sussidi statali per fare ricerca di idrocarburi nella Pianura Padana. Rapidamente questa espressione fu usata per indicare tutti i soggetti che ottenevano benefici diretti (sussidi) ed indiretti (protezione doganale) a spese dello Stato e della collettività in generale. Il libro raccoglie otto articoli di Luigi Einaudi su “La Riforma Sociale” pubblicati tra il 1911 e il 1917: sette riferiti direttamente ai “trivellatori” in cui Einaudi affronta, dati alla mano, la polemica con i minerari e i siderurgici, e uno di inquadramento storico e teorico che rappresenta il quadro di riferimento intellettuale in cui si muove la polemica a favore del libero scambio e contro i gruppi di interesse.

Introduzione a cura di: Giovanni Farese, Professore associato di Storia dell’Economia presso l’Università Europea di Roma.

Roberto Ricciuti è Professore associato di Politica economica presso l’Università degli studi di Verona. Tra le sue pubblicazioni Tra economia e politica. L’internazionalizzazione di Finmeccanica, Eni ed Enel (2010, con F. Renda) e Italian Institutional Reforms: A Public Choice Perspective (2008, con F. Padovano).

Liberalismo e intervento pubblico. Giuseppe Di Nardi nella storia italiana del Novecento a cura di Gaetano Sabatini e Marco Zaganella (Rubbettino, 2015)

Mercoledì 20 aprile 2016 è stato presentato Liberalismo e intervento pubblico. Giuseppe Di Nardi nella storia italiana del Novecento a cura di Gaetano Sabatini e Marco Zaganella (Rubbettino, 2015) presso la Biblioteca “Stefano Siglienti”, via S. Stefano del Cacco n. 1, Roma.

Negli ultimi decenni le espressioni liberalismo e intervento pubblico sono state considerate antitetiche. Eppure entrambe hanno contribuito ad alimentare un unico filone del pensiero economico italiano che ha orientato il Paese negli anni del boom economico e che è stato poi abbandonato. Uno degli interpreti più lucidi di questo orientamento fu Giuseppe Di Nardi, che operò per trasformare la teoria economica nelle politiche di intervento pubblico alle quali lui stesso contribuì. I saggi di Piero Barucci, Leandro Conte, Francersco Dandolo, Antonio Marzano, Simone Misiani, Luigi Paganetto, Gaetano Rasi, Gaetano Sabatini, Giovanni Sabatini e Marco Zaganella approfondiscono l’attualità del pensiero di Di Nardi, la formazione, l’impegno meridionalista, l’attività scientifica e accademica, anche alla luce di alcuni scritti inediti, tratti dall’archivio personale conservato presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, pubblicati nel volume.

Interventi a cura di: Agostino Giovagnoli (Università Cattolica del Sacro Cuore), Marco Gervasoni (Università degli studi del Molise) e Giorgio La Malfa (Fondazione Ugo La Malfa).
Introdotto e moderato da: Filippo Sbrana (Associazione Bancaria Italiana).
Presenti gli autori.
Incontri della Biblioteca “Stefano Siglienti”

Gaetano Sabatini è professore ordinario di Storia economica presso l’Università Roma Tre e Presidente della Commissione scientifica della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. È inoltre Investigador Associado presso il Gabinete de História Económica e Social dell’Universidade de Lisbona. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Informal Credit in the Mediterranean Area, XVI-XIX Centuries, New Digital Frontiers, Palermo, 2016 (con A. Giuffrida e R. Rossi) e L’economia come cultura, la politica come pratica nell’Europa moderna: dinamiche e contaminazioni, fascicolo monografico della rivista “Cheiron”, n. 1/2016 (con G. De Luca).

Marco Zaganella insegna Storia economica presso l’Università degli Studi dell’Aquila ed è Direttore della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Tra le sue pubblicazioni: Dal fascismo alla Dc. Tassinari, Medici e la bonifica nell’Italia tra gli anni Trenta e Cinquanta (Cantagalli, 2010) e Programmazione senza sviluppo. Giuseppe Di Nardi e la politica economica della prima Repubblica (Rubbettino, 2013).

Lorenzo Salimbeni “Sul ciglio della Foiba. Storie e vicende dell’italianità” (Pagine, Roma 2016)

Giovedì 17 marzo 2016, nell’ambito degli incontri “Un libro, un autore tra storia e attualità”, è stato presentato il volume di Lorenzo Salimbeni “Sul ciglio della Foiba. Storie e vicende dell’italianità” (Pagine, Roma 2016).
Pubblicato nella collana I libri del Borghese, il volume raccoglie saggi, articoli e contributi che l’autore ha dedicato a quella che la legge istitutiva del Giorno del Ricordo ha definito “la complessa vicenda del confine orientale”. La tragica pagina delle Foibe e dell’Esodo di oltre 300.000 nostri connazionali viene contestualizzata come culmine di un percorso in cui gli opposti nazionalismi sono stati fomentati in epoca asburgica per poi scontrarsi e giungere al tragico epilogo. A partire dalle lotte risorgimentali, fino al disperato gesto di Maria Pasquinelli, passando per gli italiani irredenti morti durante la Prima Guerra Mondiale, in queste pagine si sviluppa un percorso di italianità, di appartenenza culturale e di patriottismo. Si tratta di termini oggi desueti, ma che hanno contraddistinto la formazione di una consapevolezza nazionale per decine di migliaia di istriani, fiumani e dalmati, anche di fronte al sacrificio nelle foibe o alla tragica scelta dell’esilio.

Interventi a cura di: Lorenzo Salimbeni (autore), Luciano Lucarini (editore di Pagine) e Antonio Ballarin (Presidente della Federazione degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati).

Lorenzo Salimbeni è ricercatore storico e collabora con associazioni legate al mondo degli esuli giuliano-dalmati. Operatore culturale e saggista, ha pubblicato su Italia Contemporanea, Eurasia. Rivista di studi geopolitici, Quaderni del Centro di Ricerche Storiche – Rovigno, Fiume. Rivista di studi adriatici (nuova serie),Clio. Rivista trimestrale di studi storici, ma anche contributi in lavori collettanei, atti di convegni, prefazioni e postfazioni, nonché articoli su testate online e cartacee, affrontando la storia del confine orientale italiano e delle Guerre Mondiali nei Balcani. Alcuni di questi lavori sono confluiti in questo che è il suo primo libro.

Anna Laura Sanfilippo (a cura di), “Le carte Pasquali Coluzzi. Le corrispondenze dei fascisti detenuti a Viterbo (1946-1953)” [2016], Euro 13,00

L’archivio Pasquali Coluzzi, prodotto da Giuseppina Pasquali Coluzzi, responsabile del Movimento italiano femminile di Viterbo (Mif), racchiude i carteggi dei fascisti detenuti nel carcere di Mammagialla del capoluogo laziale, che essi scambiarono con il Mif tra la seconda metà degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta. Ad essi, le cui famiglie erano quasi sempre lontane e non di rado in condizioni economicamente precarie, il Mif prestava assistenza morale e materiale. Le lettere dei detenuti sono un’importante testimonianza di sentimenti, desideri, progetti, umiliazioni, che denotano l’universo umano degli sconfitti, in seguito alla guerra civile della quale loro malgrado furono protagonisti.

 

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