Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice

Incontri

Francesco Carlesi, La terza via italiana. Storia di un modello sociale (Castelvecchi editore 2018)

Il 4 luglio 2019, nella sede della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, si è tenuta l’interessante e partecipata presentazione del volume di Francesco Carlesi, La terza via italiana. Storia di un modello sociale (Castelvecchi editore, 2018).

L’apertura dei lavori è stata affidata al prof. Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione e ordinario di Storia contemporanea nell’Unint di Roma. Partendo dalla struttura del volume e quindi dalla composizione tematica dello stesso, il professore ha messo bene in luce come – pur non costituendo un concetto squisitamente italiano – la terza via abbia avuto, nella storia del nostro Paese, un’importante elaborazione interna. Parlato ha poi tracciato, in grandi linee, il percorso delle terze vie: dagli anni ’40 dell’Ottocento francese alle posizioni tedesche, dal toniolismo all’eredità di Mazzini, fino al corporativismo di matrice fascista e all’esperienza importante, seppur sostanzialmente non sviluppata, della socializzazione nella RSI (1944-45).

Dopo l’intervento introduttivo di Parlato, l’autore, Francesco Carlesi, ha fornito un quadro molto ampio della sua ricerca. Iniziando dall’iter di elaborazione del lavoro, Carlesi ha indicato, quale origine dello stesso, tre motivi fondamentali: primo, un interesse specifico, in particolare per il corporativismo; secondo, l’osmosi tra esigenza accademica e partecipazione personale agli stimoli culturali derivanti dal tema; terzo, ma non ultimo per importanza, il legame con gli studi e gli insegnamenti del prof. Gaetano Rasi. In una ben articolata presentazione dei contenuti del volume, Carlesi si è soffermato su alcune tappe centrali e identificative per il delineamento della terza via italiana; oltre infatti all’unione tra sociale e nazionale e al corso avuto da questo concetto durante il ventennio – periodo in cui, come ravvisato anche da Parlato, ad essere privilegiata fu la via del dialogo e non quella della chiusura (Carlesi ha portato due importanti casi, il rapporto con gli USA del New Deal rooseveltiano e il confronto aperto con l’URSS sul modello della pianificazione economica) –, l’autore ha stimolato la riflessione ampliando il discorso e creando, tra continuità e momenti di rottura, una linea coerente con le composite fasi della storia politica italiana. Molto interessanti i riferimenti, ad esempio, alle figure di Bombacci, Mattei, Olivetti e Craxi, come pure l’osservazione conclusiva: in estrema sintesi, finito il bipolarismo, finito il dibattito sull’alternativa al marxismo e al liberal-capitalismo.

La presentazione si è conclusa con le domande e le osservazioni del folto uditorio presente, occasione di ulteriore approfondimento delle complesse tematiche trattate e di richiami all’attualità.

 

Gregorio Sorgonà, La scoperta della destra. Il Movimento sociale italiano e gli Stati Uniti (Viella 2019)

Il 25 giugno 2019, nella sede della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, si è tenuta l’interessante e stimolante presentazione del volume di Gregorio Sorgonà, La scoperta della destra. Il Movimento sociale italiano e gli Stati Uniti (Viella, 2019).

L’introduzione, affidata al vicepresidente della Fondazione Gianni Scipione Rossi, ha aperto il dibattito sull’opera. Dopo aver ringraziato l’autore, Rossi ha brevemente illustrato le principali tematiche trattate nel testo, elaborato anche con l’ausilio dell’archivio e dell’emeroteca della Fondazione, mettendo in evidenza le diverse posizioni presenti nel MSI in merito al modello statunitense.

Il primo intervento, quello del prof. Andrea Guiso della Sapienza Università di Roma, ha fornito una congrua ed esauriente contestualizzazione del tema. Partendo dal ricco profilo scientifico di Sorgonà, Guiso ha ricostruito il percorso della destra missina partendo dagli anni ’70-80, mettendo bene in luce come, da forza marginale, il Movimento sociale si rese soggetto attivo del cambiamento politico, ideologico e culturale del periodo post-1989. Il cambiamento prodotto dalla fine del bipolarismo – quindi dalla fine di quel lungo periodo in cui la presenza della DC, in chiave anticomunista, poneva il MSI in una posizione secondaria – ha stimolato inoltre in Guiso una riflessione metodologica relativa all’importanza da accordare al contesto politico internazionale: fulcro di nuovi assetti generali e dunque dirimente per gli equilibri particolari.
Per il professore, i principali incentivi all’approfondimento destati dal volume sono in sintesi i seguenti: i paradossi inerenti al rapporto MSI-USA, pertanto, al confronto/scontro interno al partito tra americanismo e antiamericanismo (forte, ma ambiguo); l’immagine suggestiva dell’“America-specchio” degli equilibri internazionali e la ricezione del portato politico delle presidenze; il confronto Europa-USA, il dibattito sui riferimenti culturali e sulla questione della “culla” culturale; e, non ultimo, il problema dell’“americanizzazione” e i rapporti USA-URSS (es. la sfida del benessere di Chruščëv).
La fine della Guerra fredda, dei due “grandi modelli”, e il mondo unipolare hanno cambiato – nella lettura logica di Guiso – i paradigmi di alcuni dei principali nodi della cultura partitica missina, due esempi su tutti sono l’anticapitalismo e il ruolo dello Stato. L’aver intercettato le nuove rotte si tradusse per il MSI e per il suo erede, AN, in una maggiore responsabilità e nel già richiamato ruolo attivo dopo l’89. In riferimento a questa osservazione conclusiva, il prof. Guiso ha posto all’autore una complessa domanda d’attualità relativa alla possibilità di intravedere nella Lega l’erede di questa tradizione e di questo cambiamento.

Prima dell’intervento di Sorgonà, Rossi ha dato una prima risposta all’intervento di Guiso, sottolineando l’eterogeneità della destra missina nei confronti della cultura USA e l’idoneità della domanda posta dal professore.

All’autore, Gregorio Sorgonà della Fondazione Gramsci, è stato affidato l’intervento di chiusura della presentazione. Dopo aver ringraziato la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice per il supporto fornitogli, Sorgonà si è soffermato sul percorso di ricerca che ha portato alla stesura della monografia. Il lavoro è iniziato nel 2010 e la ricerca mossa da una domanda fondamentale: ci fu cesura storica tra il 2007 e il 2010? La risposta dell’autore è convincente, articolata e ricca di spunti di riflessione. Partendo dal punto di svolta degli anni ’90, quando l’unipolarismo di matrice USA dominava le relazioni internazionali, Sorgonà, toccando varie tappe, ha costruito un percorso. Con la crisi di questo modello a trazione unica iniziata negli anni Duemila si sono di fatto aperti ulteriori spazi: ecco allora l’emergere di nuovi attori internazionali (si pensi alla Cina o all’India), la destabilizzazione di aree cruciali (es. quella mediorientale) e la crisi economica. Il passaggio presente ha dunque animato l’esigenza di indagare il passato, di interrogare criticamente e senza sovrastima – nel mutamento costante dei rapporti politici – la storia della scoperta della destra.
Anche Sorgonà ha posto l’accento su alcuni elementi centrali: la fase post-89 – considerata, come nell’intervento di Guiso, di fondamentale importanza –; le posizioni del gruppo dirigente del partito nel corso del tempo; lo studio dei Congressi come momento di confronto tra diverse identità; e la sfida relativa alle fonti utilizzate, d’archivio e d’emeroteca.
In chiusura del suo intervento, Sorgonà ha rilevato in maniera pragmatica le differenze e gli elementi di plausibile continuità tra l’esperienza del MSI/AN e quella della Lega e, successivamente, illustrato nel dettaglio la struttura propria del volume.

La presentazione si è conclusa con le domande e le osservazioni dell’uditorio, occasione di ulteriore approfondimento delle tante tematiche trattate.

 

Rossana Balduzzi Gastini, Giuseppe Borsalino (Sperling&Kupfer 2018)

Giovedì 6 giugno 2019, alle ore 20.45, nella Sala della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice (piazza delle Muse 25, Roma) sarà presentato il volume di Rossana Balduzzi Gastini Giuseppe Borsalino. L’uomo che conquistò il mondo con un cappello, Sperling&Kupfer 2018. Con l’autrice intervengono Simonetta Bartolini, Docente di Letteratura italiana contemporanea nella Unint di Roma; Federico Iadicicco, Presidente Nazionale ANPIT, Associazione Nazionale per l’Industria e il Terziario.

Introducono Giuseppe Parlato, ordinario di Storia contemporanea nella Unint di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice; Giancarlo Elena, Associazione “Identità e Confronti”.

Sinossi

In una sera d’autunno, un bambino osserva il gioco misterioso della nebbia sulla pianura piemontese e ascolta, rapito, una storia. Sua madre gli racconta di un ragazzino come lui che in quei luoghi, oltre cento anni prima, gettava lo sguardo e il cuore oltre quella coltre bianca, sognando di conoscere il mondo ed entrare nella Storia. Il suo nome era Giuseppe Borsalino.
Nato in provincia di Alessandria, in una famiglia umile, ebbe il coraggio di fuggire, spinto dal fuoco che gli ardeva dentro: il desiderio di agire, pensare in grande e cambiare il destino in meglio. Apprese il mestiere di cappellaio da un artigiano locale, ma si avventurò oltre confine, tentando la fortuna in Francia con pochi spiccioli in tasca, per affinare la tecnica e nutrire il suo innato gusto del bello. Intuì subito l’importanza dei contatti e delle relazioni internazionali, ma non dimenticò mai le sue origini, e fu proprio una volta tornato a casa, insieme alla famiglia, che fondò l’impresa omonima.
Quella di Borsalino è anche la storia di un precursore. Fu tra i primi a esportare il Made in Italy nel mondo, al punto che il suo nome è ovunque sinonimo di stile ed eleganza. Memore della povertà e dei sacrifici patiti, ebbe sempre a cuore i diritti dei suoi operai, in un’epoca in cui la tutela dei lavoratori non era ancora una priorità.
La sua parabola va di pari passo con l’affresco vivace di un’Italia lontana, quella dell’Ottocento, alle prese con un’identità unitaria ancora da costruire e con i primi, timidi sussulti di tecnologia e modernità. Ma è soprattutto un viaggio intenso e coinvolgente nella vita di un uomo straordinario, eppure non abbastanza celebrato. Una vita illustre cui questo romanzo rende giustizia, poggiandosi saldamente sulla ricerca storica ma spingendosi a immaginare il mondo interiore di Giuseppe Borsalino. Perché per conoscere gli uomini che hanno fatto la Storia bisogna sempre partire dai loro sogni, che hanno inseguito fino alla fine con tenacia e passione.

L’autrice
Rossana Balduzzi Gastini è nata nel 1963 ad Alessandria, dove vive tuttora con il marito e i figli. Laureatasi al Politecnico di Milano, per anni ha esercitato la professione di architetto. Ha esordito come scrittrice con i thrillerLife on loan e Covered (Betelgeuse Editore), di cui sono stati già acquisiti i diritti tv.

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Eugenio Di Rienzo, Ciano (Salerno editrice 2018)

 

Eugenio Di Rienzo, Ciano (Salerno editrice 2018)

Giovedì 6 giugno 2019, alle ore 17.30, nella Sala della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice (piazza delle Muse 25, Roma) sarà presentato il volume di Eugenio Di Rienzo Ciano. Vita pubblica e privata del “genero di regime” nell’Italia del Ventennio nero, Salerno Editrice 2019.
Con l’autore, interviene Giuseppe Parlato, presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice e ordinario di Storia contemporanea nella Unint di Roma.

Sinossi

Questa ricostruzione biografica si basa su una ricca documentazione inedita proveniente dagli archivi italiani, vaticani, britannici, francesi, nipponici, tedeschi, statunitensi e dalle memorie delle maggiori personalità politiche entrate in rapporto con l’ultimo ministro degli Esteri dell’Italia fascista. Si tratta di un lavoro corale che non analizza solo la sua vita privata, ma anche la costruzione della sua straordinaria fortuna finanziaria, il complesso rapporto con il padre naturale e con il suocero, «padre padrone», Mussolini, la storia d’amore con Edda, intessuta di tradimenti reciproci ma basata su un’infrangibile, quasi fraterna, solidarietà, le tante avventure sessuali che gli guadagnarono la fama, del tutto meritata, di compulsivo seduttore seriale.
Questo libro è anche una biografia dell’Italia del Ventennio nero, delle sue classi dirigenti fasciste o fascistizzate, degli intrighi e delle lotte di potere condotti all’interno del Partito Fascista, nei saloni del Quirinale, nelle segrete stanze della Santa Sede, nei circoli affaristici del regime e nei Palazzi della grande industria e dalla grande finanza. L’autore approfondisce poi, la strategia internazionale del nostro Paese che, per la prima volta, dal 1935 al 1943, s’illuse di potersi presentare sul palcoscenico della storia nelle vesti di Grande Potenza, per poi rimanere stritolata, dopo il giugno 1940, nella morsa stretta attorno a essa da un malfido alleato, la Germania hitleriana, e dai veri Major Powers: Inghilterra, Stati Uniti, Russia.
La vera novità di questo testo consiste, però, nell’aver dimostrato, per la prima volta, in maniera compiuta, la sostanziale inautenticità del Diario di Ciano finora ritenuto fonte veridica per tracciare la storia del fascismo e del secondo conflitto mondiale. Quel documento, invece, si rivela, grazie a una più attenta analisi, una semplice deposizione a discolpa, redatta a uso dei contemporanei e dei posteri.

L’autore
Eugenio Di Rienzo è ordinario di Storia moderna nella Sapienza Università di Roma. È direttore della «Nuova Rivista Storica».

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Presentazione dei nuovi “Annali” della Fondazione (Anno I, n. 1/2019, nuova serie)

 

Il fascicolo è stato presentato nella Sala della Fondazione (Piazza delle Muse 25, Roma) mercoledì 29 maggio 2019 alle ore 17.30 da Gianni Scipione Rossi, Vicepresidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice e Direttore responsabile degli “Annali”, Rodolfo Sideri, Direttore dei corsi di formazione della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice e da Nicola Benedizione, Consigliere di Amministrazione della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice.

I filosofi Ugo Spirito e Giovanni Gentile e il sociologo Gino Germani sono i “protagonisti” del nuovo fascicolo degli “Annali della Fondazione Ugo Spirito”, che apre la nuova fase della rivista fondata nel 1989. Trentuno anni dopo, gli “Annali”, conservando le caratteristiche di rigore scientifico che li hanno fatti apprezzare nel tempo, diventano un periodico semestrale.

Nel quadro delle iniziative che la Fondazione ha in programma nel quarantennale della morte di Ugo Spirito e nel novantesimo anniversario della nascita di Renzo De Felice, il fascicolo si apre con una sezione dedicata al filosofo aretino, curata da Gianni Scipione Rossi. Contiene l’inedito Verso la grande civilizzazione, scritto da Spirito nel 1978, come appendice a un libro dedicato all’analisi e alle prospettive della “rivoluzione bianca” voluta in Iran dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi, rovesciato all’inizio del 1979 dalla rivoluzione islamista degli ayatollah. Il libro non è mai stato pubblicato in Italia nella sua integralità e fu al centro di un giallo bibliografico, che il saggio introduttivo intende finalmente chiarire sulla base di una approfondita analisi delle fonti archivistiche.

Nella seconda sezione, “Giovanni Gentile nella cultura italiana”, curata da Rodolfo Sideri e introdotta da Hervé A. Cavallera, trovano spazio gli atti del convegno tenuto in Fondazione sul pensiero del filosofo. Questi i saggi: Il soggetto gentiliano tra esistenzialismo e postmoderno di Rodolfo SideriEternità e divenire dell’atto. La critica di Gentile al relativismo, di Hervé A. CavalleraLa Teoria generale dello spirito come atto puro e la costruzione dell’attualismo, di Massimo PiermariniEl desafío del devenir, di Francesc MoratòL’ombra del pensato. La teoresi gentiliana dell’errore, di Giuseppe D’AcuntoVae soli, attualismo e solipsismo, di Tiziano SensiL’Enciclopedia di Gentile, di Alessandra Cavaterra.

Gino Germani, un inedito e il suo archivio” è il titolo della sezione dedicata al sociologo italo-argentino nel quarantennale della morte. La sezione è introdotta dalla studiosa argentina Ana Grondona, con il saggio Autoritarismo(s), clases medias y el problema de las generaciones , che introduce lo scritto inedito di Gino Germani presente nel suo archivio, conservato dalla Fondazione: Ceti e generazioni alla vigilia della Marcia su Roma. La sezione è completata dal saggio Gino Germani: la sociología, los viajes, el exilio, nel quale lo studioso argentino Juan Ignacio Trovero dà conto analiticamente del contenuto dell’archivio Germani. Grondona e Trovero, che hanno a lungo esaminato le carte Germani presso la Fondazione, lavorano presso l’Università di Buenos Aires e nell’Instituto de Investigaciones Gino Germani attivo nella capitale argentina.

Il fascicolo presenta inoltre i saggi La genesi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (1915-1923), di Andrea PerroneIl capodanno perduto del 1947, di Leonardo VarasanoIl fascismo e l’europeismo di Gian Domenico Romagnosi, di Matteo Antonio NapolitanoUn guascone nel Novecento: Valerio Pignatelli di Cerchiara, di Andrea Cendali Pignatelli.

Nella nuova sezione “Note sul Novecento”, Danilo Breschi pubblica Quella voglia di libertà che da Praga brucia ancora e Nicola Rao 20 luglio 1969, l’avventura che ci fece sognare.

Completano il fascicolo le recensioni, le segnalazioni librarie e le notizie sull’attività della Fondazione.

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Guido Melis, La macchina imperfetta (il Mulino, 2018)

 

Guido Melis, La macchina imperfetta (il Mulino, 2018)

Martedì 21 maggio 2019, alle ore 17.30, nella Sala della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, è stato presentato il libro di Guido MelisLa macchina imperfetta. Immagine e realtà dello  Stato fascista, il Mulino, 2018.

Con l’autore è intervenuto:
Giuseppe Parlato, ordinario di Storia contemporanea nell’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT) di Roma, presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice.

Sinossi
Lo Stato fascista è studiato qui nei suoi meccanismi essenziali. I cambiamenti e le continuità che lo caratterizzano: nei ministeri, nei nuovi enti pubblici, nel rapporto contraddittorio fra centro e periferia. E in primo piano il nuovo soggetto che ambiguamente penetra nello Stato e al tempo stesso se ne lascia penetrare, statalizzandosi: il Partito fascista. E poi le élites, fra continuità e innovazione: burocrazie, gerarchie politiche centrali e periferiche, magistrature ordinaria e amministrativa, podestà, sindacalisti e capi delle corporazioni, autorità scolastiche, sovrintendenti alle belle arti, uomini dell’impresa pubblica e del parastato. Uno Stato ben lontano dall’essere la «macchina perfetta» che vorrebbe sembrare. Nell’affresco, ricco di particolari, emerge una visione complessa di quel che volle e non riuscì a essere lo Stato. Stato «fascista» ma al tempo stesso Stato «nel fascismo».

Guido Melis è ordinario di Storia delle istituzioni politiche nella Sapienza Università di Roma. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche tra monografie, curatele, saggi in rivista o contributi in atti di convegno, recensioni e note storiografiche.
È membro del comitato scientifico di “Studi storici” e presidente della “Società per gli studi di storia delle istituzioni”, che ha contribuito a fondare; ed è sin dal 1995 il direttore della rivista della Società, “Le Carte e la Storia”.
È membro del Comitato direttivo dell’“Associazione Il Mulino”, del Comitato scientifico del “Centro Guido Dorso” e della Commissione scientifica della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Dal 2016 è membro del Consiglio direttivo della Scuola superiore della magistratura.
Nel 1997, con il volume “Storia dell’amministrazione italiana. 1861-1993” (Il Mulino, Bologna, 1996), ha vinto il Premio Acqui-saggistica storica e successivamente il Premio Sissco. Nel 2004 gli è stata conferita, su proposta dell’amministrazione archivistica, la medaglia d’argento del Presidente della Repubblica per i benemeriti della cultura e dell’arte. Si è occupato, nel corso della sua attività scientifica di storia amministrativa, ma anche di storia delle istituzioni, occupandosi dell’evoluzione storica dello Stato in Italia (“Fare lo Stato per fare gli italiani”, Bologna, Il Mulino, 2014), della formazione delle élites in Italia, della storia del diritto amministrativo, del regime fascista, della storia dei partiti politici.

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Adriano Monti, Servizi discreti. Un italiano nei servizi segreti della guerra fredda (Milano, Luni editrice, 2019)

 

Adriano Monti, Servizi discreti. Un italiano nei servizi segreti della guerra fredda (Milano, Luni editrice, 2019)

Sabato 18 maggio 2019 – ore 17.00, nella Sala della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, è stato presentato il libro di Adriano Monti, Servizi discreti. Un italiano nei servizi segreti della guerra fredda, Milano, Luni editrice, 2019.

Con l’autore è intervenuto:

Giuseppe Parlato, ordinario di Storia contemporanea nell’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT) di Roma, presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice.

Sinossi

A soli quindici anni, nel 1945, Adriano Monti si arruola volontario nelle SS internazionali spacciandosi per maggiorenne; a soli 22 anni entra come “agente Siegfried” nella Rete Gehlen e vi rimane fino al 1998. Gli scenari di azione furono principalmente il Medio Oriente, l’Italia e la Francia, senza contare brevi incursioni in Africa. Dal golpe Borghese alla Guerra dei sei giorni arabo-israeliana, dai conflitti nell’Africa nera al fronte dei Balcani, partecipò sempre con ruoli da protagonista nei panni di agente della rete internazionale Gehlen. Fu Adriano Monti a informare il Mossad dell’ora precisa in cui si sarebbe verificato il primo attacco arabo, quello che fece iniziare la Guerra dei sei giorni, nel 1966. Fu lui a tenere i contatti con l’amministrazione Ford in occasione del golpe di Borghese nel 1970. Fu la sua azione “discreta” a fare fallire il proposito egiziano di dotarsi di una bomba nucleare nei primi anni Settanta. Un libro essenziale per comprendere le complesse alleanze nel periodo cruciale della guerra fredda in funzione anticomunista: dal Vaticano al governo di Tel Aviv, dalla CIA ai nazionalisti croati, dal neofascismo italiano ai tanti reduci della Wermacht sparsi nel mondo e che Monti incontra spesso e volentieri nelle varie zone di operazione. Un uomo la cui incredibile vita potrebbe benissimo essere la trama di uno spericolato film d’azione, con la differenza che Adriano Monti le cose che racconta in questo volume le ha vissute realmente. La sua storia è tra le più interessanti e controverse tra quelle di coloro che, nel dopoguerra, lavorarono segretamente contro lo Stato costituito in funzione golpista e anticomunista.

Adriano Monti ha ottantanove anni e vive a Rieti. Solo nel 2005 un’inchiesta del quotidiano “La Repubblica” ha svelato la sua vera identità, il suo ruolo di agente sotto copertura, nome in codice Siegfried. La sua vicenda è stata oggetto di una puntata de “La storia siamo noi”, di Giovanni Minoli, dedicata al golpe Borghese. È autore di numerose pubblicazioni, tra cui II golpe Borghese (Lo Scarabeo 2006), Obiettivo Petra (Bietti Media 2009) e Nome in codice Siegfried (Chiarelettere, 2016).

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Giampaolo Conte, Il tesoro del Sultano (Textus Edizioni 2018)

 

Giampaolo Conte, Il tesoro del Sultano (Textus Edizioni 2018)

Mercoledì 15 maggio 2019 alle ore 17,30 presso la Sala della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice è stato presentato il volume di Giampaolo ConteIl Tesoro del Sultano, L’Italia, le grandi potenze e le finanze ottomane 1881 – 1914, Textus Edizioni 2018.

con l’autore sono intervenuti:

Gaetano Sabatini, Ordinario di Storia Economica all’Università di Roma Tre.

Antonello Biagini, Ordinario di Storia dell’Europa orientale, Sapienza Università di Roma.

Ha moderato

Marco Zaganella, docente a contratto di Storia Economica presso l’Università dell’Aquila.

 

Il libro

Le crisi del debito sovrano nel Mediterraneo sono state un evento costante nel corso del XIX secolo. Ripercorrendo il caso “classico” del fallimento e del conseguente commissariamento dell’Impero ottomano, si vuole dare risalto, attraverso una particolare prospettiva italiana, ai problemi, politici ed economici, interconnessi alla sostenibilità e alla gestione del debito pubblico in un paese ai margini del mondo capitalista. La febbre speculativa di banche e affaristi europei, la famelica fase di espansione imperialista da parte delle grandi potenze, nonché la mala gestione finanziaria operata dalla classe dirigente ottomana, hanno condotto Costantinopoli verso il disastro finanziario. In questa cornice orientale, che si colloca all’interno delle dinamiche del mondo finanziario globale, il giovane Regno d’Italia non ha mancato di giocare le sue carte, cercando di trovare quello spazio necessario a emulare maldestramente una politica a carattere imperialista.

Giampaolo Conte è ricercatore in Storia Economica presso il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre. È stato Visiting Scholar all’Università di Cambridge e Visiting Fellow presso la London School of Economics (LSE), nonché assegnista di ricerca in Storia Economica all’Università Roma Tre.

Insegna Economia e Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT) e Storia della Finanza al Dipartimento di Studi Aziendali dell’Università Roma Tre. Ha pubblicato numerosi articoli su riviste scientifiche italiane e straniere, ed è co-autore del volume L’Odissea del debito. Le crisi finanziarie in Grecia dal 1821 a oggi, Vicenza, Edibus, 2015.

Francesca Musacchio, La trattativa Stato Islam, Armando Curcio Editore 2018

 

Francesca Musacchio, La trattativa Stato Islam, Armando Curcio Editore 2018

Giovedì 11 aprile 2019, alle ore 17.30, nella Sala della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, è stato presentato il libro di Francesca MusacchioLa trattativa Stato Islam, Armando Curcio Editore, 2018.

Insieme all’autrice è intervenuto:

Giuseppe Parlato, ordinario di Storia contemporanea nell’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT) di Roma, presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice.

Il libro

Leggi mai approvate. Poca pressione sulla comunità islamica per il rispetto delle norme vigenti e una politica, sia a destra che a sinistra, forse troppo accondiscendente con i musulmani. Dopo quasi 20 anni dall’attacco alle Torri Gemelle, l’Italia non ha subito attentati, a parte qualche episodio di poca rilevanza che non ha avuto ripercussioni. La domanda che l’opinione pubblica si pone, e a cui commentatori e analisti tentano di rispondere da tempo, è proprio questa: mentre in Europa e nell’intero Occidente, Al Qaeda prima e lo Stato islamico adesso, hanno seminato morte e violenza, come mai in Italia non è accaduto nulla? Difficile rispondere in modo esaustivo e credibile senza essere accusati di complottismo o peggio ancora di scarsa conoscenza dell’argomento. Il caso Italia rappresenta un unicum e quindi meritevole di riflessione. A parte le capacità investigative delle nostre  forze dell’ordine e dell’intelligence, forse c’è dell’altro.

Francesca Musacchio è giornalista professionista, scrive per il quotidiano “Il Tempo” dal 2013, occupandosi prevalentemente di terrorismo internazionale di matrice islamista, eversione interna e sicurezza. Dal 2016 è direttore di Ofcs Report, il magazine online che si occupa di approfondimento e analisi. Calabrese di nascita, ma romana di adozione, negli anni ha lavorato per altre testate giornalistiche tra cui l’agenzia di Stampa Dire. La Trattativa Stato Islam rappresenta il suo esordio letterario.

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Giuseppe Pardini, Prove tecniche di rivoluzione (Luni Editrice, Milano 2018)

 

Mercoledì 20 marzo, alle ore 17.30, nella Sala della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, in piazza delle Muse 25, è stato presentato il volume di Giuseppe Pardini, Prove tecniche di rivoluzione. L’attentato a Togliatti, luglio 1948, Luni Editrice, Milano 2018.

Alla presentazione sono intervenuti oltre all’autore:

Giuseppe Parlato, ordinario di Storia contemporanea nella Unint di Roma, presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice;

Giovanni Cerchia, professore associato di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise.

Le giornate successive all’attentato compiuto da un giovane nazionalista contro Palmiro Togliatti, segretario generale del Partito comunista italiano, il 14 luglio 1948, misero in serio pericolo la tenuta del nuovo sistema democratico, ad appena tre mesi dall’avvio della prima legislatura repubblicana. Lo sciopero generale a tempo indeterminato proclamato dalla Cgil e le forti manifestazioni di protesta inscenate dai partiti del Fronte democratico popolare parvero creare un clima insurrezionale in diverse zone del Paese, preludio a una conquista violenta del potere da parte del Pci. Ma il governo di De Gasperi seppe reggere molto bene l’urto, e la dura contrapposizione, anche per un sagace intervento delle forze dell’ordine, scemò nelle 48 ore successive in un niente di fatto, lasciando tuttavia la situazione nazionale ancora in una grande incertezza politica e sotto l’incubo di una ipotetica insurrezione (il fantomatico «piano K») ad opera di quella struttura illegale che veniva definita Apparato paramilitare comunista. Il volume analizza le vicende connesse ai moti del 14-17 luglio 1948 alla luce di una nuova e ampia documentazione inedita, proveniente dal ministero degli Interni e, soprattutto, dal ministero della Difesa, e utilizza, per la prima volta, le importanti carte degli uffici di informazione dello Stato maggiore dell’esercito. Tale documentazione (che in virtù della sua rilevanza viene riprodotta diffusamente) permette di ricostruire molti di quegli avvenimenti in maniera assai diversa da quanto fatto sinora, di analizzare nel dettaglio territoriale le prospettive strategiche dell’insurrezione comunista e di aprire ulteriori interrogativi sulla prassi politica del partito di Togliatti e su altri nodi irrisolti dei primi complessi anni dell’Italia repubblicana.

Giuseppe Pardini, professore associato di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise (Campobasso), insegna anche Storia dei movimenti e dei partiti politici e Storia del giornalismo. Socio dell’Accademia Pugliese delle Scienze (Bari) e dell’Accademia Lucchese di Scienze Lettere e Arti (Lucca), ha pubblicato i libri Roberto Farinacci ovvero della rivoluzione fascista (Le Lettere, 2007); Fascisti in democrazia. Uomini, idee, giornali, 1946-1958 (Le Lettere, 2009); Nazione, ordine e altri disegni. Vicende politiche nella destra italiana, 1948-1963 (Le Lettere, 2011); Quel che pensava e diceva la gente. Della guerra dell’Italia e della Marina militare nella censura postale, 1940-1945 (dell’Orso, 2015); Mussolini e il grande impero. L’espansionismo italiano nel miraggio della pace vittoriosa, 1940-1942 (dell’Orso, 2016) e per Luni Editrice, Curzio Malaparte, biografia politica (1998).

Piazza delle Muse, 25 Roma, 00197, Italia.

Email — segreteria@fondazionespirito.it
Telefono — 06 4743779
C.F. — 04015590583
info@fondazionespirito.it

La Fondazione

La Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice (in origine Fondazione Ugo Spirito) è stata costituita a Roma nel 1981 grazie alla donazione dell’Archivio e della Biblioteca appartenenti al filosofo da parte della signora Gianna Saba, vedova  Spirito.
Nel 1994, con DM 5 febbraio, la Fondazione ha ottenuto il riconoscimento giuridico.

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